sabato 12 gennaio 2013

Cose dette ma in sordina.

Il problema di quelle come me è che i pensieri in testa non si fermano mai, che esplorano regioni vergini e calpestano ricordi e sensazioni e luoghi in cui si stava bene per poi tornare e dire "te l'avevo detto".
Il problema di quelle come me è che non sanno chiedere aiuto quando ne hanno bisogno, e se anche si convincono a farlo, lo chiedono sempre alle persone che gli causano dolore - perché i ricordi belli sono come le ferite - solo per illudersi di essere ancora lì.
Poi in realtà il problema di quelle proprio come me è che sentono il bisogno di scriverle certe cose e non tenersele per sé, scolpirsele a caratteri cubitali per non dimenticare mai di essere state bene qualche attimo fa.

mercoledì 9 gennaio 2013

Miracoli Homemade

Mi ricordo quando i miei genitori comprarono il computer fisso.
Avevo una decina di anni..quanti anni si hanno in quarta elementare?
Già di per se fu una rivoluzione, stampante nera, schermo nero, tastiera nera, anche se in fondo ci si faceva poco, noi che eravamo bambini veri: qualche disegno su Paint, avvincenti sfide con se stessi a campo minato,  qualcuno forse (non io) giocava con i primi videogiochi; io tutti i giorni cercavo le "notizie in più" per la mia maestra e le interrogazioni di storia e geografia su Encarta99 e Omnia.
Almeno un anno dopo venne il tecnico che piazzò il modem, quello rotondo e piatto di Alice, anche lui nero che faceva pendant, e mettemmo Internet, e ricordo bene quant'ero felice - piccoli geek crescono - e la sensazione sottopelle che ebbi quando, il giorno dopo, a ritorno da scuola, aprii la porta di casa.
Era come se mi avessero piazzato una stanza infinita dentro lo studio dov'era il computer, qualcosa tipo la Stanza dello Spirito e del Tempo: avevo veramente quella sensazione che la mia casa non finisse a ridosso del muro ma che finalmente lo avessimo sfondato e da lì potevamo scrutare tutto il mondo e fu davvero entusiasmante.
Sarò una pazza visionaria ma Internet è proprio un miracolo.

venerdì 4 gennaio 2013

Perché non bisogna mai fare una pausa dallo studio.

Perché sono andata di là dai miei e ho chiesto che film stessero guardando.
Mio padre ha risposto "Un film vecchio brutto"
Mi giro e c'era Johnny Depp coi capelli biondi a promettere il meglio del meglio ad una bambina triste.
Blow.
Un film vecchio e brutto era Blow.
(Prima delusione)

Bene, poi perché mi sono messa a vedere la scena finale di Blow, il tradimento proprio dopo l'ultima partita, l'FBI, mille pensieri, la bambina delusa, il padre di George che sta per morire e George che non può far altro che incidere per lui il messaggio nel registratore, i miei occhi che s'offuscano, duemila pensieri. umore sotto terra.
(Seconda delusione)

Poi perché mio padre dice che assomiglio a Penélope Cruz.
(Terza delusione)

Infine, perché non ho potuto fare altro che lasciare George con la figlia cresciuta bella e smilza a passeggiare in galera per tornare in camera e scacciare come fossero un po' di fumo negli occhi tutti i pensieri che avevo, il tutto per ricominciare a studiare.
(Quarta delusione)



Già lo studio fa male. Figuriamoci le pause dallo studio.